Pasta: Granosalus accusa Ilfattoalimentare, “Nasconde le verità del Tribunale”

Il Tribunale di Roma conferma le ragioni di GranoSalus e smentisce le accuse diffamatorie sostenute dagli industriali pastai e riprese dal Fattoalimentare. I riscontri analitici sono validi, ma la rivista online non da notizia ai suoi lettori della storica Ordinanza Tribunale Roma, nascondendo così la verità sulle analisi. Possiamo definirla informazione indipendente?

In seguito al clamore suscitato dal Test GranoSalus, le aziende produttrici di pasta “contestate” si appellarono al Tribunale di Roma per  “emettere in via urgente una serie di provvedimenti volti ad inibire gli effetti di una campagna di informazione che essi considerarono diffamatoria e gravemente lesiva delle rispettive immagini”.

Dopo le accuse di diffamazione rivolte a GranoSalus, Ilfattoalimentare.it -testata diretta dal dr Roberto La Pira - a distanza di mesi, nasconde ancora la verità emersa nel corso del giudizio presso il Tribunale di Roma che ha rigettato il ricorso di Barilla, Divella, De Cecco, Garofalo e La Molisana.

Perché questo silenzio? Il dovere d'informazione imporrebbe al Fattoalimentare di divulgare i contenuti dell' Ordinanza storica.

Sul suo sito, invece, non appare nessun riferimento sull'esito del contenzioso. Ilfattoalimentare è evidentemente una testata molto vicina alle posizioni dell' industria italiana. Del resto, l' Avv Dario Dongo, esperto di diritto alimentare, giornalista, autore e co-founder della rivista on-line, per molti anni ha svolto attività lobbistica per conto di Federalimentare. E forse ha qualche vistoso conflitto d'interesse che appanna una rivista che vuol apparire (in)dipendente...

Avv Dario Dongo cofondatore della testata ilfattoalimentare.it (fonte:Linkedin)

Nel suo articolo: GranoSalus accusa Barilla, De Cecco di fare pasta contaminata, notizia inattendibile , la rivista online aveva dichiarato che quella di GranoSalus era una notizia inattendibile.

"Le accuse di granosalus sono prive di riscontri analitici validi e gettano solo discredito sulla pasta italiana". 

La rivista, inoltre, si chiedeva sul suo sito: "...perchè un'associazione sconosciuta riesce ad avere tanta rilevanza mediatica con analisi e riscontri improbabili?".

Le analisi sulla pasta sono veritiere. Non sono state contestate in giudizio. Le controparti non hanno eccepito alcunché sul laboratorio accreditato, né hanno esibito controprove. Dunque, i riscontri analitici sono validi e incontestati, ma la rivista ilfattoalimentare non lo dice ai suoi lettori ai quali chiede in cambio generose donazioni!

Per questi motivi, il giudice cautelare, Cecilia Pratesi, nel provvedimento ha rigettato il ricorso dei produttori di pasta precisando che: “il diritto di cronaca, di derivazione costituzionale, non può dirsi ristretto a coloro i quali esercitino professionalmente attività giornalistica (come il fattoalimentare ndr), ma deve intendersi potenzialmente esteso a tutti coloro che svolgano attività di manifestazione del proprio pensiero con finalità (anche) informativa”. Se il fattoalimentare avesse rispetto del diritto di cronaca dovrebbe aggiornare la sua pagina con le ultime informazioni del Tribunale.

Inoltre nell’Ordinanza in oggetto,  viene rilevato  che: “è vero che i prodotti analizzati non risultano destinati all’ alimentazione per la prima infanzia, ma è vero altresì che il superamento dei limiti dei contaminanti previsti per tale categoria “debole” della popolazione non risulta segnalato, e che i consumatori possono essere interessati alla diffusione di tale informazione, onde evitare che il prodotto venga comunque somministrato ai bambini nei primi tre anni di vita“…Su questo aspetto il silenzio del Fattoalimentare è ancor più grave. Perché Ilfattoalimentare non da notizia di questa carenza d'informazione per i bambini? Forse perché ospita banner pubblicitari delle aziende interessate? 

Il giudice inoltre correttamente sancisce non solo la libertà d’informazione ma anche la salubrità del grano italiano. “…è vero che le quantità di contaminanti rilevati nella pasta…non risultano superiori ai limiti di legge, ma è vero anche che la presenza di tali sostanze può legittimamente indurre gli analisti a dubitare della miscelazione del prodotto italiano con grani esteri, posto che nel territorio nazionale la presenza di DON (ed anche di glifosate ndr) è tendenzialmente da escludere…”Perché Ilfattoalimentare non da notizia di questo aspetto qualitativo del grano italiano? Deve forse reggere il gioco alle favole degli industriali? Che sostengono che il grano italiano sia insufficiente quantitativamente e qualitativamente.

Il Tribunale, “a scioglimento della riserva assunta nel contraddittorio delle parti”, ha affermato che “il ricorso deve essere respinto per carenza del necessario fumus boni iuris, restando assorbita per ragioni di economia processuale la disamina delle ulteriori eccezioni sollevate dalle parti”. Perché Ilfattoalimentare non da notizia di questo essenziale aspetto giuridico che mette in evidenza il suo fumo nell' informazione? Un informazione evidentemente di parte...altro che indipendente!

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