GranoSalus agli industriali: dopo la sconfitta in Tribunale vogliamo la pasta con grano italiano

Dopo la sonora sconfitta in Tribunale di Aidepi, l’ associazione guidata da Barilla che raccoglie gli industriali della pasta, non servono proclami per proseguire nella lotta a difesa di industrie e lavoratori o messaggi rassicuranti sul grano estero scomodando Bebe Vio, ma è necessario dare agli italiani una pasta senza grani contaminati. E' sufficiente il grano dorato italiano? 

Noi non ci siamo difesi dai ricorsi presentati dagli industriali per tutelare il grano italiano ma per far capire all’ opinione pubblica quanto sia rischioso per la salute umana pensare unicamente al denaro o all’ uso improprio di una globalizzazione senza regole e controlli.

La superiorità del grano italiano, in particolare quello del mezzogiorno, era ovvia e scontata, ma non era chiaro a tutti l'alibi industriale malcelato dietro i segreti della ricetta della buona pasta. Un alibi teso essenzialmente a giustificare l’importazione a basso costo di derrate di categoria inferiore alle nostre.

Noi abbiamo il grano d'oro in casa. Se ne accorge anche il palato quando ha la possibilità di gustare una pasta prodotta al 100% con grano italiano. Gli industriali lo sanno ma non vogliono ammetterlo pubblicamente. Basterebbe indicare non tanto l'origine quanto il livello dei residui sulle etichette. Il nostro grano al Sud è privo di residui tossici, tiene la cottura ed ha un bel colore.

Il grande merito dei giudici è stato, dunque, quello di aver capito che il cibo non è un bullone e che il dovere di prudenza cui è ispirato il principio di precauzione non può essere un optional. Specie quando è in ballo il diritto alla salute di milioni di persone e vi sono prove scientifiche a supporto che aprono inquietanti interrogativi.

Un messaggio quest’ ultimo indirizzato al governo al quale spetta adesso il compito di non offuscare i divieti previsti dalla norma. Non è possibile consentire l’ingresso di eccessi di offerta di grani provenienti da aree non vocate e che altrove non possono mangiare nemmeno gli animali! Il governo ha l’obbligo di controllare seriamente tutte le navi, specie in ordine al glifosate, sospettato di essere probabile cancerogeno e interferente endocrino.

Ebbene, ora le industrie non hanno più scuse. Il grano italiano è di alta qualità, il migliore al mondo. E' autosufficiente per il nostro consumo domestico e la sua produzione - se adeguatamente valorizzata - potrebbe essere sufficiente anche per l'export. Preferire, invece, grani di forza provenienti dall’ estero carichi di micotossine, erbicidi e metalli pesanti, tentando di rassicurare i consumatori attraverso gli spot di Bebe Vio sulla bontà di approvvigionamenti esteri, è controproducente per la salute di tutti.

Perché allora continuare ad utilizzare grano straniero o insistere nella difesa d’ufficio come fa Aidepi? La pasta italiana è sana e sicura solo se prodotta con i nostri grani del sud. Se lo si chiede ad un qualsiasi consumatore risponderebbe che non c’è motivo di miscelare i nostri grani con quelli tossici che arrivano dall’ estero. E’ una truffa, non va bene.

L’ alimento simbolo del made in Italy deve riconquistare tutta la sua originalità ed uscire fuori dal tunnel delle contraddizioni in cui qualcuno l’ha cacciata solo per fare bussiness.

E' bene ribadire che alla base della dieta alimentare, patrimonio mondiale dell’ Unesco, ci sono i cereali. I nostri cereali, quelli del mediterraneo! Diversamente sarebbe improprio definire la pasta regina della dieta mediterranea.

Il grano, il nostro grano con cui si produce la famosa pasta, deve quindi diventare la Ferrari della nostra economia agricola a beneficio dei consumatori. In modo trasparente, classificandone la sua qualità tossicologica, come ha già previsto il legislatore con la legge istitutiva sulle Commissioni uniche nazionali.

Spingere invece gli agricoltori a sottoscrivere i contratti di filiera è un messaggio sbagliato. Che contrasta con le norme europee sulla concorrenza. Non servono pertanto le filiere capestro incentivate dal governo...è sufficiente il libero mercato, con il gioco della domanda e dell' offerta. Basta regolarlo!

Avviene così anche per l'oro! E in mezzo all' oro ci sono sempre dei chicchi di grano.

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